Studio No. 1

Riassumendo brevemente quanto la storia della ricerca in ambito ritmico ha prodotto, si potrebbe affermare che, attraverso l’utilizzo della poliritmia, della multimetria, della polimetria, delle modulazioni metriche, delle “Nested tuplets”, della “metrica irrazionale” e di altre tecniche, gli eventi sonori sono stati rappresentati, sotto il dominio del ritmo, mediante segmentazioni temporali lineari. La complessità della stratificazione nella distribuzione e nell’organizzazione degli elementi sonori è stata, di conseguenza, ad oggi ampiamente esplorata.

Esiste, tuttavia, un’operazione inversa, opposta rispetto a quanto descritto, che considera la suddivisione uniforme più un’eccezione che una norma (segmentazioni temporali non lineari). Tale prospettiva emerge, ad esempio, nelle musiche folkloristiche e tradizionali, nella scrittura su timeline, nella scrittura in campo aperto, nell’utilizzo di tecniche come il phasing e il micro-rhythm, nonché nelle ricerche condotte da diversi musicisti e compositori contemporanei.

Il presente lavoro si colloca nel punto di incontro tra questi due modelli di organizzazione temporale. L’ipotesi alla base della ricerca è che il gesto possa generare un’organizzazione ritmica appartenente a un dominio temporale non isocrono, la cui continuità risulta difficilmente riconducibile, sul solo piano percettivo, a strutture ritmiche consolidate. L’interazione con lo strumento acustico, organizzata secondo una disposizione lineare degli eventi sonori, assume invece la funzione di elemento di ancoraggio percettivo. Il contatto con lo strumento non interrompe né sostituisce il ritmo prodotto dal gesto, ma ne rende possibile la comprensione, consentendo al sistema percettivo di organizzare il continuum del movimento entro strutture ritmiche riconoscibili. In questa prospettiva, il gesto e lo strumento non rappresentano due realtà distinte, bensì due livelli complementari di uno stesso processo di organizzazione e percezione del ritmo.

È mio interesse esplorare, più dettagliatamente, la sonificazione del gesto codificato. Questa possibilità, offerta dall’utilizzo di sensori, appare in grado di incrementare le capacità espressive delle tecniche strumentali sino ad oggi impiegate, in quanto pone come ambito di indagine ciò che avviene prima, in concomitanza e dopo l’interazione con lo strumento acustico. È da sempre oggetto di indagine quanto si verifica al di fuori dello strumento: la gestualità impiegata dall’esecutore, piuttosto che il movimento preparatorio. Questi ultimi, solitamente, soddisfano un’esigenza estetica, di natura timbrica o di conduzione.

Arricchire di significato l’azione nell’area circostante lo strumento, come ci si augura di poter dimostrare con il presente studio, rappresenta un affascinante campo aperto nel quale avventurarsi. Considero pertanto questo lavoro un’esigenza personale, una naturale evoluzione del mio procedere artistico che, poste le sue basi su un percorso formativo e professionale, si propone di rimodellare e offrire alternative ai contenitori e alle strutture mediante le quali gli eventi sonori vengono ordinatamente disposti.

Lo studio

Il contatto con lo strumento fisico, inteso come qualsiasi superficie idonea a generare suono, può infatti rappresentare un punto d’arrivo nell’area che vede il materiale ritmico e sonoro prodotto dal movimento entrare in relazione con quello generato dallo strumento stesso, il quale offre un mezzo percettivo per la sintesi e la comprensione dei nuovi modelli generati.

La modalità performativa proposta a supporto ed evidenza di questa tesi avverrà attraverso l’esecuzione dello Studio No.1, la cui forma complessiva è suddivisa in cinque sezioni a loro volta formate da tre parti (A-B-C) ciascuna. Ognuna di queste parti comprende due battute rispettivamente da 7/8 e 5/8 rappresentate con la mano destra (nella quale verrà posizionato un sensore in grado di rilevare accelerazioni e rotazioni sugli assi x, y, z) tramite linee-gesto continue nello spazio, con variazioni di accelerazione nel primo, terzo e quinto ottavo del 7/8 e nel primo e terzo del 5/8.

Le parti all’interno di una sezione seguiranno delle regole fisse così suddivise:

  • Nelle A di ogni sezione i gesti si incontreranno con lo strumento fisico nel primo ottavo del 7/8 e del 5/8.
  • Nelle B di ogni sezione la figura verrà completata tramite suoni, generati con la mano sinistra (priva di sensore), nel secondo, quarto, sesto e settimo ottavo del 7/8 e nel secondo, quarto e quinto ottavo del 5/8.
  • Nelle C di ogni sezione i gesti saranno eseguiti senza interazioni fisiche con lo strumento reale.

 

In ogni sezione si assiste ad un progressivo aumento dei modelli ritmici generati dai gesti-linea, la cui comprensione verrà consolidata all’aumentare dei suoni prodotti nello strumento reale, che funge da ancora per il nostro sistema percettivo, permettendogli di creare contenitori nei quali inserire i vari modelli originati.

Lo scopo di questo progetto è quello di indagare e sperimentare una nuova estetica ritmica e percettiva attraverso l’impiego di gestualità alternative, capaci di mettere in relazione i due macro-sistemi inizialmente citati: l’organizzazione degli eventi sonori attraverso una suddivisione del tempo isocrona e quella attraverso una suddivisione del tempo non isocrona. Tale relazione intende esplorare le modalità attraverso le quali il gesto, inteso come generatore di un’organizzazione ritmica non isocrona, possa entrare in dialogo con la disposizione lineare degli eventi sonori prodotta dallo strumento, favorendo nuove possibilità di percezione, organizzazione e comprensione del fenomeno ritmico.